Giovanni Bilotti e Francesco D'Episcopo

Infine


Infine arriverò scansando nuvole.

Chiederò d’essere ricevuto subito

da un Dio per dirgli che la vita

va sgravata dai bilanci della sera

e s’accerti che il dolore

sia dentro la misura.



Tagore


Come te sorridono gli alberi e le nuvole,

si fa piĆ¹ dolce il mormorio dell’onda;


tranquilla sonnecchia la luce

mentre il tuo cuore veglia.


E al calar delle ombre della sera,

per il mondo scende la tua voce

a placare gli animi in attesa.


Non lontana, si rincuora

anche l’incerta primavera.



A Pablo Neruda


Come a mio padre

a te piacciono il vino e le strade.

Ti cresce negli occhi

il mondo, e il giallo del grano;

e la gente e l’aria. Come a mio padre.



A Padre David Maria Turoldo


Assalite hai le rose

con dolcezza di cuore.

Una voce ti ha punto

con spine di luce, una voce.



Zio Marco e i libri


La vita come un libro

ti ha reso carta e silenzio.



Zia Angela


La luce che in silenzio custodivi

si tradiva brillandoti negli occhi,

seguendo i movimenti dei tuoi passi.



Sei viva e mi basta


Coi grilli mi giunge il tuo ricordo.


Non diversa eri, lucente,

alla finestra.



Sette fiori


Oggi con sette fiori

sono venuto alla tua tomba.

Sette rossi garofani

che hanno tinto le guance

della domenica.



Mi chiami

a Silvia


Mi chiami,

poi, sulle mie ginocchia,

sorridente, sazia di te,

come ape assonnata

fra le mie braccia d’addormenti.


A Silvia, a Giacomo, A Mariangela


Avrei voluto dirvi tante cose

ma un silenzio mi prese d’improvviso

come fa il buio, con un fiore.

 


Eri in attesa

a Mariangela


Eri in attesa del bus davanti al mare.

Mi piacquero i tuoi jeans e i tuoi colori.

Così come si fa con le viole

ti colsi a prima vista.

Il sole era caldo sopra i tuoi capelli

e fu per caso che davanti a tutti

vidi il cielo impudìco

scenderti negli occhi.

 


Qualche parola per te


Dal mio dentro ti scrivo

per il disagio che ho per le parole

sulla solitudine che vivi.

Per me è diverso. Ti scrivo dal silenzio

e non sono lontano: tu cuci

nel sole che scolora luglio

e fa luce sull’assenza che pavento,

nel calzino lasciato sul balcone.



Maggi


Se ne stava immobile, Maggi,

alla luce imperterrita,

ma era la sua faccia sui gerani

a inondare la finestra.



Una famiglia numerosa


Col caldo invadevano

l’orto di Virgilio

cesti per cipolle

indivia e pomodori.

Voci trovavi

più tardi sui rami

impastate di pesche

e ciliegie e la pioggia

di noccioli intorno, sui fiori.



Cocozza


Andava in giro

col suo carretto rotto

in cerca di cose

vecchie, colorate:

gioia dei ragazzi

quando lo incontravano

nelle strade dell’infanzia

infuocate.



Il bus


Gorgogliava l’acqua del canale

ripetendo i commenti del paese

che aspettava di vedere il bus

passare per le strade.

E finalmente venne.

Sbucò all’improvviso, da sotto

la ferrovia sul ponte,

in una pioggia di luce verde

e sventolii di foglie

che dai platani calavano

festose sulla gente.



I compagni d’un tempo


Spesso

per strada li rivedi

i compagni d’un tempo

e saldi li tieni

nella memoria.

Ogni tanto

ritorni sui ponti

coi platani d’allora

nel sole più caldo e sicuro

che scendeva fin quasi

alla finestra.



Le ragazze passavano sui ponti


Gioiose e chiacchierine passavano sui ponti

ostentando la blusa e la gonnella.

Annamaria era bimba per quei giochi

da signorina, piccola Gabriella.



Il dio dell’acqua


Le case immerse nel canale

gentile il dio dell’acqua

terse riportava e chiare di luce

all’incantato sguardo

dei bambini ai ponti.



Inizi di novembre


La luce accesa filtrava

dalle finestre chiuse nella sera

- e chi tornava allora dal lavoro

sentiva casa passato il primo ponte.



Augusta Emma Franca Marcella


Ancora avanzano sui ponti

leggere nella luce come allora:

venivano in nugoli di suoni,

le ciglia movendo come ali,

sull’acqua sostavano specchiandosi

diafane farfalle di colori.



Venirti a trovare


Venirti a trovare,

sentire in festa gli uccelli

canto di vita fra i rami

che il mio arrivo zittisce.


Riconosci i miei passi nel viale,

nel silenzio rubato ai cipressi

risento la tua voce

mistero bello di luce

mentre salgo alla tua foto

gialla di tempo e di sole.


Ti prendi il mio bacio,

non sembri sorpresa a vedermi vicino,

a giocare col rosso dei fiori,

t’appassioni e mi guardi

versare l’acqua che manca nel vaso.


Oggi ho tanto da dirti,

ancora scendendo ti parlo

per farti sentir meno sola,

poi m’incammino ai cancelli,


mi giro,

lo sguardo alla tua foto risale

e l’incanto d’un pensiero

quasi a vita ti porta

nella festa che riprende fra i rami.

 


Nel fragore

ad Alice Caracciolo


Nel fragore della luce

che dilaga nei suoi occhi,

lì vive Alice. Colme le

sue mani di miracoli.



I sogni, sai


I sogni, sai, sono il parlar

dell’anima.

Chi curerà i miei sogni

quando dovrò lasciarli?



Cammina il poeta


Cammina il poeta

in viali di gioia

per aggiungere

bellezza

alla vita.



Il dono

a Giacomo


Poi la tua canzone

ha preso a lievitare

in quel mattino colmo d’amore

e alla fine del canto

quella melodia

m’è rimasta viva nel cuore.



Quel roseto


Esco dai miei ricordi

mi apro al sole

e rosa divento

perduto in quel roseto.



Bella ti fa

a Mariangela


Bella ti fa questo sole

che presta luce al tuo sguardo

fino a sera.



Etty Hyllesum


Ora le parole non sono più per te

rifugio al dolore

quando stanca degli uomini

vi incontravi la tua anima ferita.


Intristivano gatte abbandonate

come i fiori bianchi del tuo gelsomino

in strade di uomini e cani.


Aiutano gli uomini in silenzio

i gatti e gli altri animali;

sono i loro Rilke e Dostojevski,

la loro grammatica russa

e la Torah degli ebrei.

Vanno in aiuto anche a Dio

quando è stanco degli uomini.


Cara Etty, niente è cambiato

da quando sei andata via.

Ma ora è bene chiarire

con la storia cosa realmente avvenne

ad Auschwitz.

Vicina, molto vicina,

una carezza di vento

seguiva incuriosita il volo

sicuro di una cartolina

che portava nel mondo

e ad Amsterdam ormai lontana,

il profumo ancora vivo

dell’impronta delle tue dita.



Alla festa

A zia Angela


Alla festa degli angeli

canterai la tua canzone

lasciando senza fiato

gli abitanti del cielo.

Poi di ricami

vestirai le nuvole

venute a sentire

la tua voce

scuotere l’arcobaleno.



Majakovkij


Per strade vocianti di chimere

portavi un cielo rosso di bandiere

e nella blusa aperta del tuo cuore

ragazze e nuvole a dipingere parole.



L’oriunda Siciliana


Porgeva santini sul sagrato

ai pii la domenica

l’oriunda siciliana.



Nutro l’usignolo


Nutro l’usignolo

guardandomi bambino

con occhi già di padre.



Ti ho chiamata

A Mariangela


Ti ho chiamata:


e tu dalla finestra

hai aperto sorridendo

come uno sportello

il cielo



Se vuoi sapere


Se vuoi sapere

quanto cresci in armonia

col mistero della vita,

chiedi a quel vecchio

amico degli alberi e del sole,

o al volo chiaro degli uccelli

o al tonfo dei pesci

che sale dallo stagno.

Ma sarà il primo sogno

che passa per la via

a dirti se sai vedere

oltre le ferite delle cose

e sentire Dio nel vento.